Terapie ventilatorie PAP: le tre principali tipologie

Le terapie ventilatorie PAP (Positive Airway Pressure, pressione positiva delle vie aeree) rappresentano la principale opzione per il trattamento della sindrome delle apnee/ipopnee ostruttive nel sonno (OSAS), ma possono essere usate come supporto alla respirazione, anche in altre circostanze.
Il principio alla base delle terapie PAP è quello di mantenere aperte le vie respiratorie e questo è possibile grazie a un flusso d’aria pressurizzato che, a seconda dei casi, può essere costante o modulato.
Obiettivo del trattamento ventilatorio è quello di prevenire il collasso delle vie aeree superiori, impedendo le apnee o le ipopnee. Ciò non solo migliora la qualità del sonno ed elimina le fastidiose manifestazioni notturne (russamento e pause nella respirazione) e diurne (tra cui sonnolenza, stanchezza, irritabilità, cefalea mattutina, scarsa concentrazione), ma riduce drasticamente i rischi che sono associati, nel lungo termine, a una respirazione notturna non adeguata, ovvero fibrillazione atriale, ipertensione arteriosa e altre problematiche cardiovascolari e metaboliche.
Esistono tre principali terapie PAP: CPAP (la più diffusa), auto CPAP (o APAP) e BiPAP (dove “Bi” sta per Bilevel).
Scopriamone le principali differenze.
CPAP: la terapia ventilatoria più comune
La CPAP (Continuous Positive Airway Pressure) è la terapia ventilatoria a pressione positiva più comune, la più “tradizionale”. In presenza di OSAS è il trattamento di prima scelta.
Un dispositivo CPAP eroga un flusso d’aria continuo a una determinata pressione che viene impostata a seconda dello specifico caso. L’impostazione dei vari parametri è un processo noto come “titolazione” e viene effettuato in seguito alle indicazioni di uno specialista pneumologo.
Se, per esempio, il medico imposta una pressione pari a 10 cmH₂O (centimetri di acqua), questo livello resterà costante per tutto il tempo della terapia.
Pur non potendo essere definito un trattamento “invasivo”, come nel caso di altre forme di ventilazione, può occorrere un po’ di tempo prima che il paziente si abitui all’utilizzo dell’apparecchio CPAP, ovvero un ventilatore collegato tramite un tubo flessibile alla maschera nasale o facciale indossata dal paziente.
Auto CPAP: la terapia ventilatoria più comune
L’auto CPAP o APAP (Automatic Positive Airway Pressure) è una terapia ventilatoria utilizzata con minore frequenza rispetto alla CPAP. La differenza sostanziale è nell’auto CPAP, il dispositivo è in grado di modificare la pressione a seconda della necessità del momento del paziente; in altri termini la pressione di somministrazione non è costante, bensì viene modulata a seconda di quanto un apposito software registra di volta in volta.
Di solito si ricorre all’APAP quando il paziente non riesce ad adattarsi al flusso di aria a pressione costante, ma anche nel caso in cui le apnee ostruttive nel sonno si manifestino soltanto in alcune fasi del sonno stesso.
BiPAP: pressione positiva a due livelli
L’acronimo BiPAP sta per Bilevel Positive Airway Pressure, ovvero Pressione Positiva Continua Bifasica. Anche in questo caso si ha una differenza sostanziale nella modalità di erogazione. I dispositivi BiPAP, infatti, erogano la pressione a livelli diversi: uno per l’inspirazione e uno per l’espirazione.
Il ricorso alla BiPAP per le OSAS è decisamente meno comune; di solito si utilizzano i dispositivi BiPAP per trattare i casi di insufficienza respiratoria severi, come per esempio nel caso di broncopneumopatia cronica ostruttiva, disturbi neurologici, insufficienza cardiaca, esiti di ictus, patologie neuromuscolari che impattano severamente sulla respirazione ecc.
Quale terapia scegliere?
La scelta della terapia è di stretta competenza specialistica e viene fatta dopo un’accurata analisi del caso specifico. Nella maggior parte dei casi, il trattamento in prima battuta è quello con CPAP; a seconda della risposta del paziente o del modificarsi delle condizioni di salute, è possibile che lo specialista decida di passare all’APAP o alla BiPAP.
