Fido bancario: che cos’è e a cosa bisogna fare attenzione per evitare spiacevoli inconvenienti

Quando si apre un’azienda non sempre si hanno risorse illimitate a disposizione e per questo motivo un imprenditore spesso si affida agli istituti di credito per l’ottenimento di finanziamenti che avranno importanza vitale nello sviluppo della propria attività.
Oltre ai finanziamenti, esistono anche dei contratti che vengono chiamati “fido bancario” e per questo motivo nelle prossime righe cercheremo di comprendere nello specifico di che cosa si tratta, come gestirli e come evitare eventuali revoche o inconvenienti con la banca.
Che cos’è un fido bancario?
Il fido bancario, chiamato anche affidamento bancario, è l’ammontare massimo di credito che la banca mette a disposizione dell’impresa richiedente. A differenza di un finanziamento, in cui normalmente viene consumato tutto l’importo erogato per investimenti aziendali, il fido non deve essere per forza usato nella sua interezza.
La somma che viene messa a disposizione viene utilizzata solamente in parte e gli interessi dovuti alla banca sono calcolati quindi solamente sulla parte effettivamente utilizzata.
Normalmente si parla di fido utilizzato per indicare l’importo utilizzato in un determinato momento, mentre di grado di utilizzo per identificare il valore medio del credito utilizzato nel tempo.
Perché aprire un fido bancario?
Secondo questo articolo di confcommercio.it, moltissime aziende italiane non riescono ad avere la liquidità necessaria per adempiere i proprio obblighi nei confronti di fornitori e personale, nonché a sostenere le spese per la produzione che avviene spesso in modo anticipato rispetto al saldo del dovuto da parte del cliente.
Per questo motivo aprire un fido di cassa è molto utile per un’impresa per avere della liquidità a disposizione che possa essere utilizzata solamente in caso di necessità.
Il fido si differenzia dal finanziamento per questo aspetto molto importante: avendo un tasso di interesse superiore a quello di un finanziamento (come descritto anche in questo articolo) deve essere utilizzato solamente per far fronte ad esigenze di liquidità e non per effettuare investimenti di vario genere. Per quest’ultimo tipo di operazione è maggiormente consigliata l’apertura di un contratto di finanziamento con l’istituto creditore.
Quando viene revocato un fido?
Esiste anche la possibilità che un fido venga revocato. Normalmente tale procedura avviene perché prevista sul contratto (fido a scadenza) o perché l’istituto di credito non nutre più fiducia nell’impresa alla quale ha concesso l’affidamento.
Questo può avvenire sostanzialmente perché si aderisce a procedure di fallimento, per lo sconfinamento dell’importo affidato o per eccessive tempistiche di rientro della somma utilizzata. La revoca non è così frequente e in quest’ultimo caso avviene solamente se si utilizza gran parte dell’affidamento non ricevendo alcun pagamento per rientrare sullo stesso conto corrente per diversi mesi.
La revoca deve essere sempre notificata tramite un atto formale che normalmente viene identificato con la cosiddetta raccomandata market, di cui potrete approfondire caratteristiche e funzioni sul sito web specialistadebiti.it, raggiungibile tramite la pagina appena citata.
Una volta ricevuta la notifica dovrete cercare un dialogo con l’istituto di credito, affidandovi magari ad un consulente specializzato in materia, in modo da comprendere al meglio quale sia il piano di rientro proposto e se ci siano gli estremi per la richiesta del rientro da parte della banca.
