Eshbal Saddam, cuccioli di Saddam. Così venivano chiamati i giovani "Balilla" iracheni. Tra loro figuravano anche le bambine per le quali il velo era parte integrante della divisa scolastica. Disegnare carri armati e inneggiare allo “zio Saddam” all’inizio delle lezioni, costituivano le pratiche quotidiane nelle scuole di Bagdad già dalla prima elementare. Ragazzini di entrambi i sessi, tra i 10 e 15 anni, partecipavano a campi estivi di addestramento militare allestiti dal regime. All’età di 9 anni a tutti gli studenti iracheni veniva consegnato un manuale dal titolo Al Watanieh, la Patria. Ogni successo del raìs, economico o architettonico, glorificava nell’opuscolo il dittatore. 

Oltre l’istruzione, tra armi...Bambina irachena con velo che impara a scrivere
“Che vengano, li aspettiamo”. Sono parole di sfida alle truppe anglo-americane nel clima ante guerra. A pronunciarle è la nutrologa Iftakhar Ahmed Al Samair, vicepresidente della Federazione delle Donne dell’Iraq e per tre volte membro dell’Assemblea Nazionale. Una donna, dunque. Non l’unica, però. Più di un milione sono state le donne pronte a fronteggiare l’attacco alleato. Addestrate sin da bambine, sapevano cosa significava maneggiare un fucile, aiutare i feriti, passare informazioni in tempo di guerra. Il caso della dottoressa Iftakhar è solo uno tra i tanti che dimostrano la partecipazione delle donne irachene al mondo del lavoro. Altri nomi di donna compaiono nella cronaca della seconda guerra del Golfo. È una donna Nabhak Amine, la direttrice del Museo Archeologico di Bagdad. È stata lei a puntare il dito contro gli americani come responsabili del saccheggio del patrimonio artistico della capitale irachena. Ma donne sono anche Rahib Taha e Huda Ammash, nelle mani degli americani. La “dottoressa germe” e “miss antrace”, questo il nome con cui sono conosciute, sono comparse nel libro nero dei responsabili di programmi militari iracheni per la guerra chimica e batteriologica. Solo "miss antrace", però, si è aggiudicata una carta nel mazzo da poker del Pentagono, il "cinque di cuori". 

…e dati
Secondo stime ufficiali, il 76% della popolazione femminile in Iraq risultava impiegato nel settore salute, l’80% nell’informatica, il 48% nell’agricoltura, il 36% nell’amministrazione e nell’economia. Diversa la situazione in politica. Il diritto all’elezione ottenuto dalle donne risale al 1980, ma su 250 seggi dell’Assemblea Nazionale, solo 50 sono stati occupati dalle irachene. La presenza del “gentil sesso” nell’Assemblea Nazionale è andata tuttavia scemando nel corso degli anni: dal 13% del 1985 (32 seggi) all'8% del 2000 (20 seggi).