

La Cambogia di oggi è l’erede del potente impero Khmer che dal IX al XIV secolo dominò un vastissimo territorio del Sud-Est asiatico, legandosi profondamente alla civiltà indiana e influenzando lo sviluppo artistico e culturale di molto altri popoli asiatici. I magnifici templi di Angkor, la capitale Khmer, sono una delle più splendide opere architettoniche dell’umanità che da sempre hanno attirato pellegrini e viaggiatori e solo la visita a questa incredibile città sepolta dalla jungla meriterebbe un viaggio in questo paese. Pur essendo un Paese difficile da visitare attrae il turista per la sua originalità, la sua bellezza paesaggistica e per la sua calorosa e cordiale popolazione.
Il buddhismo theravada è la religione più diffusa della Cambogia. Il khmer è la lingua ufficiale, è piuttosto difficile da imparare, ma è sufficiente conoscere le frasi essenziali per cavarsela egregiamente.
GEOGRAFIA
Il territorio della Cambogia si estende nel Sud-Est della penisola indocinese ed
è racchiuso fra la Thailandia, il Laos e Vietnam, mentre il Golfo del Siam bagna
a Sud-Ovest la sua costa breve e frastagliata. La catena dei monti Dangrek segna
il suo confine settentrionale con la Thailandia, così come i monti Cardamomo
segnano buona parte del confine occidentale e culminano nella Catena
dell’Elefante che giunge al mare occupando gran parte della costa con forme
vigorose e alte scarpate. Tra queste due catene e le propaggini della
cordigliera annamita che si sviluppa ad oriente, si estende un ampio bacino
caratterizzato dal Tonle Sap, o “Grande Lago”, e il corso del Mekong, in cui
confluiscono tutte le acque del bassopiano. Nella grande pianura alluvionale
della Cambogia centrale vive la grande maggioranza della popolazione cambogiana
e si trova la capitale del Paese, Phnom Penh.
LA CITTA' DI ANGKOR
Pochi luoghi al mondo stregano come la città tempio di
Angkor, antica capitale del regno Khmer, nel cuore della Cambogia. La storia di
Angkor è fatta di guerre, guerriglie, abbandoni. Di secoli in cui la giungla si
è riappropriata della città. E poi la sua riscoperta, i restauri fatti dai
francesi e ancora guerre fratricide. Venire ad ammirare i cento e più templi,
gli edifici civili, religiosi o adibiti alla corte regale, eretti tra il 900 e
il 1200 e riemersi dalla giungla cambogiana. La la meraviglia del posto è tale
che non ci si pente di alcun disagio. Phnom Penh, la capitale attuale della
Cambogia, sta faticosamente cercando una dimensione di vita normalizzata dopo le
scelleratezze di Pol Pot, il famigerato capo dei khmer rossi. Qui si visitano le
pagode dorate del palazzo reale, il ricchissimo Museo archeologico con numerosi
reperti provenienti da Angkor e i mercati (vecchio e nuovo) dove si trovano
interessanti oggetti in lega d’argento, in madreperla e in paglia. Da non
perdere poi il tramonto sul mitico fiume Mekong che sfiora la città.
L’antica capitale. Da Phnom Penh, con un breve volo interno o con l’aliscafo, si
raggiunge la tranquilla cittadina di Siem Reap, addormentata in mezzo a una
vegetazione esplosiva e foltissima. Si alloggia in alberghetti costruiti da poco
per ospitare i turisti. Tra le memorabilia del posto c’è anche il famoso Grand
hotel d’Angkor, in via di ristrutturazione. Costruito dai francesi all’inizio
del secolo in stile coloniale, ha ospitato, tra gli altri, la scrittrice Simone
de Beauvoir e l’intellettuale e uomo politico André Malraux. Tra tutti gli
alberghi, delizioso è il piccolo Angkor village hotel (Wat Bo road, nel
quartiere di Sangkat 4, circa 100.000 lire per la camera doppia con ventilatore
a pale). Nuovo e costruito come un paesino cambogiano, ha una ventina di case in
legno su palafitte, arredi di gusto, qualche pezzo d’antiquariato, una corte
giardino centrale e un’ottima cucina franco cambogiana nel delizioso ristorante.
La zona monumentale, distante pochi chilometri da Siem Reap, si raggiunge
percorrendo un viale alberato interrotto, a metà, dal posto di controllo e
pagamento del biglietto d’accesso.
L’area archeologica. La zona è vastissima, il che richiede tassativamente la
presenza di una guida e d’altronde non è consentito aggirarsi tra le rovine da
soli sia per motivi di sicurezza sia per salvaguardare i templi dal sistematico
saccheggio di sculture, fregi ed elementi architettonici perpetrato da secoli e
tutt’ora in auge. L’Angkor Thom è una sorta di cittadella fortificata voluta dal
re che maggiormente amò Angkor, Jayavarman VII, e al suo interno conserva il
tempio più spettacolare, il Baro: piramide a più livelli irta di torri adorne
di enormi volti di Buddha per un totale di 172 sorrisi scolpiti nell’arenaria
grigia. Il Bayon è impreziosito anche da 1.200 metri di bassorilievi di
straordinaria bellezza con ben 11.000 figure rappresentanti storie di guerre e
vita quotidiana e costituisce l’apice dell’ arte khmer seppur con influssi indù.
L’altra meraviglia è l’ Angkor Wat. Un tempio a più cortili interni, torri e
padiglioni, raggiungibile su ponti di pietra costruiti su un largo fossato che
lo rende quasi un’isola monumentale, impreziosita da sculture e bassorilievi.
Tra i tantissimi altri templi sparsi nella giungla e ripuliti da liane, arbusti
e alberi veri e propri, il Ta Prohm è diverso e unico. Eretto nel XII secolo
come tempio buddista, ospitava nel suo recinto ben 12.640 persone tra sacerdoti
e addetti al cerimoniale. Ta Prohm è assolutamente particolare perché è stato
lasciato tale e quale come è stato trovato dai primi esploratori francesi:
semicrollato e invaso dalla foresta tropicale. E così resterà per narrare la sua
incredibile storia di fasti e decadenza
Il
fiume Mekong
