
Il Buddismo fu introdotto in Giappone verso la metà del VI secolo d.C. Nei
due secoli successivi l’insegnamento buddista si diversificò, dando origine a
diverse scuole religiose, le cosiddette “sei scuole di Nara” (Kusha,
Jojitsu, Sanron, Ritsu, Hosso, e Kegon)
e le tre correnti(Hinayana,
Mahayana,
Vajarayana).
Il Sutra del Loto, che in Giappone aveva conosciuto un periodo di grande
considerazione grazie alla predicazione del monaco Dengyo (767-822) fondatore
della scuola Tendai, dopo qualche tempo fu relegato a una posizione di
scarso rilievo nel panorama buddista.
Nel XIII secolo, alla fine di un periodo di confusione dottrinale durato ben
cinque secoli, un certo numero di scuole buddiste riuscirono a radicarsi
saldamente nella società giapponese. Tra di esse le più diffuse erano: la scuola
Jodo (Pura Terra) o Nembutsu, la quale insegnava che venerando il
Budda Amida, le persone sarebbero potute rinascere nel mondo dorato della Pura
Terra; la scuola Zen che, invece, spiegava ai suoi seguaci che per
ottenere l’Illuminazione era sufficiente la meditazione, senza avere né Budda,
né sutra particolari di riferimento e che era divenuta molto popolare fra la
classe dei samurai; la scuola Shingon che era caratterizzata dagli
insegnamenti esoterici, tipici di alcune correnti del Buddismo indiano come la
ripetizione di parole segrete (mantra) come mezzo per raggiungere l’Illuminazione e,
infine, la scuola Ritsu (una delle sei scuole di Nara), che poneva
l’accento su una stretta osservanza delle regole monastiche o precetti.
