IL PROFETA

 

 

 

 

570 Nascita di Maometto alla Mecca (città santa, sede della Kaaba, santuario venerato dai pagani). Dopo una vita di stenti come carovaniere, Maometto sposa, a 24 anni, la ricca vedova Cadigia. In seguito a visioni intraprende la predicazione, suscitando l’ostilità dei Meccani.

15-6-622 “Egira” (fuga a medina[Jatrib], “città del profeta”). Dall’Egira, grazie a cui Maometto si sottrae dalle persecuzioni, ha inizio la cronologia musulmana.

1-11-630 Maometto torna alla Mecca. Egli libera dall’idolatria la città e inserisce nel culto musulmano la Kaaba, l’antico santuario arabo. La nuova dottrina trionfa in Arabia.

632 Morte di Maometto a Medina. Il suo regno è lasciato ai suoi successori: i califfi.

 

 

 

 

 

 

 

LA DIFFICILE EREDITA' DI MAOMETTO

 


Abu Bakr, successore di Maometto, guidò l'Islam per soli due anni, morendo nel 634.

 Nel frattempo era però riuscito a domare i dissidi interni e a permettere le prime conquiste arabe esterne alla penisola.

Gli succedette Omar, anch’egli suocero di Maometto, califfo fino al 644. Omar apparteneva al nucleo dei Quarayshiti della Mecca e alla morte di Abu Bakr fu riconosciuto senza discussione da tutti i musulmani diventando il principale artefice dell’espansione araba in Siria, Egitto, Cirenaica, Tripolitania, Palestina e con la battaglia di Nehavend (642) sconfiggendo definitivamente l'impero sassanide. Cercò di amministrare con saggezza i territori conquistati e di impedire ogni separatismo. Creò un consistente tesoro di stato con i bottini delle campagne militari, il cosiddetto "quinto" voluto da Maometto per far fronte alle spese militari, ai premi e alle paghe dei soldati. L'amministrazione del tesoro determinò le invidie nella famiglia dei Omayyadi, facente parte della potente aristocrazia meccana, principale antagonista alla Mecca del Profeta all'inizio dell'Islam, ma che dopo il suo successo politico gli si era alleata e, trasferita a Medina, cercava di contendere la supremazia al rozzo ceto medinese creato da Maometto nella nuova prosperosa città e che era salito al potere. Iran, Siria, e Mesopotamia furono conquistate da Omar che intraprese anche operazioni contro persiani e bizantini. Alla guida dell’esercito soprannominato "la spada di Allah", Khalid, da settentrione, iniziò con l’Iraq la serie delle conquiste. Attraversato il deserto siriano, piombò 18 giorni dopo alle spalle dell'esercito bizantino presso Damasco, da dove si ricongiunse alle forze provenienti da sud. Assunto così il comando supremo, con una serie di sistematiche campagne attaccò il territorio siro-palestinese ottenendo un grande successo a ovest di Gerusalemme. Un’altra parte dell’esercito, guidata da Yazid, sconfisse a Cesarea le truppe del governatore bizantino Sergio. Omar morì nel 644 assassinato da uno schiavo persiano. Lasciò l’incarico di nominare il successore a un consiglio di sei anziani.

Scelsero Othman, fiduciosi di esercitare il potere attraverso un uomo debole e malleabile. Previsione sbagliata, perché tale non era invece la famiglia, quegli Omayyadi che presto videro molti dei propri uomini alla guida dei ministeri più importanti. Othman, sotto il cui califfato gli arabi occuparono l'Egitto e verso occidente la Pentapoli di Cirenaica (Teuchira, Berenice, Apollonia, Cirene, Tolemaide), arrivando fino a Tripoli, pose le basi di una dinastia e le premesse della divisione della comunità musulmana, tradendone l’ispirazione egualitaria e gestendo avidamente i grandi bottini dei territori conquistati: le paghe dei soldati presero percorsi privilegiati, lasciando scontenti gli inviati nelle lontane province. Un gruppo di questi piombò dall'Egitto a Medina il 17 giugno 655 per assassinarlo.

Gli succedette Alì, genero di Maometto e marito di sua figlia Fatima, fino al 661, anch’egli assassinato, stavolta per mano di un estremista della setta dei Kharigiti che lo accusavano di avere snaturato gli insegnamenti del Corano. Con Alì il potere tornò nelle mani della famiglia dei Quarayshiti, ma ciò non impedì che la lotta con gli Omayyadi si inasprisse, tanto da determinare la radicalizzazione tra le due correnti dell’Islam: sciiti, seguaci di Alì, e sunniti ortodossi. Di lì a breve comparirono altre sette come gli Abbasidi (da Abbas) nel 750, gli Hanafiti (da Hanifa) nel 755, gli ultra ortodossi Hambaliti (da Hambal) nell’855. E furono proprio i discendenti di Abbas, zio di Maometto, a dare vita nel 749, eliminato l'ultimo discendente degli Omayyadi, alla dinastia abbaside con Baghdad al centro del loro splendido impero, assorbito, dopo la decadenza, dai Turchi (1258), poi travolto dai Mongoli (1401). In realtà il califfato di Alì rimase sempre in discussione, una volta falliti tutti i tentativi di risolvere, prima con l'arbitrato a Adruh, e poi con le due battaglie del Cammello e del Corano la successione fra Alì e Mu-Hawiya. Alì, pur vincendo gli avversari in queste battaglie, aveva abbandonato la capitale Medina e si era spostato in Iraq ad Al-Kufa. Nel frattempo Mu-Hawiya, forte del proprio esercito in Siria e contando sull'appoggio dell'Egitto caduto in mano del suo generale Amr, nel luglio dell’anno prima a Gerusalemme si era fatto proclamare Califfo. Alì si ritrovava con solo metà dell’impero, avendo contro la vedova di Maometto, A-isha, e perfino suo figlio Asar che si era fatto convincere da Mu-Hawiya a accettare un indennizzo per rinunciare alla difficile successione. Alla morte di Alì fu proclamato califfo Mu-Hawiya che spostò definitivamente la capitale a Damasco in Siria.

I problemi inizieranno dopo la sua morte, il 18 aprile 680, quando le ex regioni persiane attrassero ancora di più a oriente il cuore dell'islam, creando dopo alcuni decenni (nel 750) la potente dinastia degli Abbasidi che, inizialmente aiutati dagli Alidi, governeranno l'Islam dalla nuova capitale Baghad fino alla fine dell'impero arabo (1258). L'epoca degli Abbasidi segnò l'affermarsi ai vertici della società islamica dell'elemento iranico sul piano culturale e di quello turco a livello militare, mentre il predominio arabo andò gradualmente attenuandosi fino quasi a estinguersi quando si spense l'ultimo di quella dinastia degli Abbasidi che aveva dato 37 califfi all'Islam. I mongoli rappresentarono il suo definitivo colpo di grazia.

 

 

 

LA DAMASCO DEGLI OMAYYADI,

CENTRO DELL’ISLAM ARABO

 

 

Damasco e i novant'anni degli Omayyadi rappresentano la massima affermazione del popolo arabo nella storia islamica, la massima unità politica da esso fondata e diretta, la maggiore espansione culturale nel quadro della propria compagine etnica; quadro destinato però a essere superato, in una islamizzazione culturale di più stirpi, con gli Abbasidi nell'età seguente. La schietta arabicità della dinastia di Damasco è orgogliosa di essere Araba pura, anche nel clima delle prime lotte civili.
Dopo quella tra Alì e Mu-Hawiya, quella del 680 quando, alla morte di  Mu-Hawiya (vedi 683), suo figlio adottivo Yazid, assunto il califfato, dovette subito combattere, venne ucciso e sorsero due califfati. La terza fu quella nel 693 tra Abd-Al-Malik e Abdallah. Con la caduta degli Omayyadi, fu la libertà politica degli Arabi a essere spazzata via, come mostra la poesia e la letteratura araba di questo periodo, e poi quella successiva degli Abbasidi, che rispetto alla prima non esprimerà più le passioni della vita pubblica. Gli omayyadi diedero quattordici califfi Arabi. Abd al-Malik riuscì a vincere Kharigiti e sciiti riconquistando l'Iran e lo Higiaz e restaurando l'impero islamico. Poderosa fu poi la campagna di conquiste; l'espansione arabo-islamica raggiunse a oriente le rive dell'Indo e a occidente la Spagna. Ma presto cominciò a manifestarsi la reazione dei popoli sottomessi al predominio dell'elemento arabo, che, dopo la conversione della maggior parte dei conquistati all'Islam, non apparve più giustificato dal punto di vista religioso. La rapida decadenza fu favorita dalla mediocrità dei successivi califfi e da un continuo inasprirsi delle discordie interne. In breve in tutto il vasto dominio serpeggiò la rivolta, che trovò il suo esito risolutivo quando Marwan II non riuscì a impedire che Abu Abbas ("il sanguinario") si proclamasse califfo (750). Oltre a uccidere Marwan, Abu massacrò tutti gli Omayyadi superstiti. Con l'ascesa degli Abbasidi l'elemento iranico dell'impero islamico assunse il predominio a scapito di quello arabo-siriano. La Siria si sottometterà agli Abbasidi; ma non riconosceranno i nuovi califfi Spagna, Africa Settentrionale, Oman, Sind e Khorashan. La storia islamica prese un corso diverso nei successivi cinque secoli, finché la stessa situazione di lotte interne e di decadenza si ripresentò agli Abbasidi e a imporsi furono infine i Turchi.

 

 

 

ARABI PADRONI DEL MEDITERRANEO

Gli Arabi, che non conoscevano né le navi né sapevano navigare, a parte i marinai dello Yemen, ben presto divennero padroni delle acque che lambiscono tutti i territori, bizantini, africani, persiani, all'esterno e all'interno del golfo Persico fino alle foci dell'Indo. Per assicurarsi la supremazia sul mare non solo costruirono una potente flotta, ma si avvalsero di una padronanza assoluta dei mezzi di navigazione. Furono i primi a adottare carte nautiche sofisticate, elaborate grazie anche alla mole di notizie dei manuali di cabotaggio cartaginesi delle biblioteche di Alessandria e Cartagine, con annotazioni puntuali relative a porti, ancoraggi, condizioni del fondo marino, configurazione delle coste e caratteristiche dei territori costieri. Ne fa fede il "manuale di Stadiasmos", con 124 annotazioni e relative misurazioni in stadi da Cartagine a Leptis Magna, molto precise malgrado l’assenza di strumenti moderni.

 

 

 


L'ISLAM IN AFRICA OCCIDENTALE

 

 

Anche la convivenza tra arabi e berberi non fu facile. Gli sviluppi di questa intolleranza si manifestarono durante il periodo omayyade, quando venne applicata ovunque sul territorio con sistemi drastici la revisione del vecchio sistema di tassazione di Omar, che per il califfato di Damasco era diventata una necessità fisiologica per conservare l'opulenza. La burocrazia e il dispotismo asiatico degli arabi diventavano sempre di più sgraditi ai montanari berberi, tenuti a freno con le milizie o col miraggio dei bottini delle razzie in Spagna e in Francia. Le tensioni crescevano e i berberi tentarono anche una secessione sfruttando i contrasti a Damasco, dove le lotte fra Omayyadi e Kharigiti logoravano le rispettive fazioni. La dottrina dei Kharigiti fu una delle principali forme in cui trovò espressione, presso i berberi, l'opposizione contro il crescente dispotismo e la burocrazia, e trovò l’appoggio, molto pericoloso, anche fra i circoli arabi esautorati dal potere. I Berberi sfruttando queste divisioni, tentarono varie volte la secessione. Inutilmente, finché unendosi alle popolazioni dell'interno, emarginate dal benessere delle coste, cominciarono ad avere ragione sugli arabi. Le lotte divennero così accese, che presto in occidente (Spagna e intera costa africana) si formarono stati indipendenti. L'intero territorio del Marocco in breve si liberò della dominazione araba. Fu allora inviato un poderoso esercito, costituito dalle migliori truppe siriache, a collaborare con le guarnigioni locali, ma le rivalità interne arabe annullarono persino il vantaggio della superiorità numerica e di equipaggiamento; i berberi in quella circostanza uniti contro il nemico comune, riportarono una grande vittoria che, 8 anni dopo, nel 741, li rese padroni dei destini del Paese, malgrado altri interventi arabi. Pur assimilando alcuni l'ortodossia musulmana, i Kharigiti mantennero un’influenza predominante tra le popolazioni dell'Africa settentrionale: ancora oggi sono quelle posizioni note con il nome di Ibaditi. Chi ha presente la situazione politica di questi anni recenti in Algeria e in Marocco dove vivono gli Ibaditi può trovare spiegazioni sul loro comportamento nella controversa situazione politica del paese, che nel 1994 ha reso ufficiale la gestione diretta del potere delle forze armate, che fino allora avevano preferito servirsi di "paraventi" civili. Questo potere ha interrotto quel processo che sembrava sul punto di portare al potere il Fronte Islamico di Salvezza, messo al bando (da una fazione) il 4 marzo 1992. La comunità internazionale si divise sull'atteggiamento da tenere nei confronti dell'Algeria. Se la Francia preme per un sostegno economico massiccio e incondizionato, gli Stati Uniti insistono su un allargamento della base del potere militare o sull'apertura al dialogo con gli islamici moderati, nel rispetto delle forme democratiche della società. Ma la soluzione migliore deve ancora venire, e forse arriverà solo studiando la storia del popolo berbero.

 

 

 

 

 

GLOSSARIO

 

 

SUNNITI = ortodossi seguaci della Sunna, raccolta di precetti, regole e leggende che costituiscono l’insegnamento orale di Maometto, dei suoi compagni e dei primi quattro califfi. I sunniti sostengono che solo questi sono i legittimi successori di Maometto e che Omayyadi e Abbasidi erano califfi di fatto ma non di diritto.

 

SCIITI = riconoscono soltanto Alì e i suoi discendenti (Alidi) come legittimi califfi. A sua volta la setta si divise in vari rami, il principale è quello degli Imanii.
 
KHARIGITI
- Il movimento era già nato all’epoca del conflitto tra Alì e Mu-Hawiya, ma dall'uccisione dello stesso Alì sfociò ben presto in un intransigente estremismo politico-religioso. A un severo rigorismo morale e una concezione schiettamente democratica della società, univa un odio fanatico contro l'autorità costituita e l’Islam ortodosso secondo l’idea che si fondasse sull'errore teologico e sul peccato e considerandolo, alla stregua degli infedeli, da combattere e sterminare. Per tutto il secolo omayyade, il periodo dei califfi di Damasco, il Kharigismo fu una piaga della vita civile soprattutto in Siria, in Arabia e nell'Iraq: un incessante seguito di rivolte e atti terroristici, che misero talvolta a dura prova le capacità politiche e militari dei governatori. Gesta di incredibile audacia, sprezzo della morte, eroismo, si mescolavano a crudeltà efferate, sino al massacro indiscriminato di donne e bambini "infedeli".

 

 

 

 

 

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