
Al momento dell'indipendenza (1960) la Somalia, poverissima di risorse naturali e
e abitata quasi interamente da nomadi dediti soprattutto all'allevamento,
presentava le tipiche caratteristiche di un Paese che era stato sino ad allora soggetto al dominio coloniale. Erano state realizzate alcune
infrastrutture di base (lavori di canalizzazione e altre opere irrigue,
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apertura apertura di strade, migliorie al porto di Mogadiscio, ecc.) ed erano stati istituiti taluni, sia pur modesti, “poli di sviluppo” con la creazione di comprensori agricoli sperimentali. Tuttavia tali iniziative avevano interessato unicamente limitate aree geografiche, lungo il Giuba e l'Uebi Scebeli, e il processo di sedentarizzazione e di miglioramento economico, da esse innescato ,aveva riguardato un numero davvero esiguo di Somali. I primi radicali programmi governativi di “rifondazione” delle strutture economico-sociali del Paese risalgono solo al 1970, dopo che nell'ottobre dell'anno precedente la Somalia si era istituita in Repubblica socialista. Il nuovo regime si poneva come obiettivi il raggiungimento dell'autosufficienza attraverso l'adozione di tecniche più facilmente adattabili alle condizioni della della società locale, ancora fortemente radicata in quadri di vita tradizionali, il potenziamento delle aree rurali, avviava il censimento di uomini a capi di bestiame, estendeva l'alfabetizzazione e l'assistenza sanitaria, e soprattutto stimolava il processo di sedentarizzazione. La terribile siccità degli anni 1973-75 indusse dei mutamenti nei programmi di sviluppo e favorì un più massiccio intervento della cooperazione e dei finanziamenti internazionali che concentrarono investimenti significativi nel settore secondario al fine di costituire una struttura industriale di base controllata dallo Stato e soprattutto nel campo delle infrastrutture(dighe, canalizzazione, bonifica territoriale, vie e strutture di comunicazione, ecc.).
La seconda parte degli anni '80 ha visto un sensibile deterioramento delle condizioni economiche e sociali della popolazione, a seguito dell'adozione di rigide misure di austerità, del blocco dell'erogazione degli aiuti dall'estero (contro la violazione dei diritti
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umani da parte del regime),nonché dell'esplosione della guerra civile nelle regioni settentrionali del Paese (1988), che ha provocato l'emigrazione di ca. 400.000 persone in Etiopia. Le vicende seguite alla caduta del regime hanno accentuato le condizioni di povertà della Somalia, che già disponeva di un prodotto nazionale pro capite pari a soli 170dollari: profondamente colpita l'agricoltura ed essenzialmente cessate le attività industriali, per la maggioranza della popolazione è tornato a presentarsi il problema della fame, solo temporaneamente risolto dall'intervento militare internazionale. Presidiato il territorio da parte delle forze dell'O.N.U. in forma discontinua e ancora aperte le questioni della pacificazione nazionale e dei rapporti intertribali, l'economia somala è in larga parte regredita alla dimensione locale delle proprie strutture tradizionali e una sostanziale dipendenza dall'estero per gran parte delle proprie esigenze, sperimentando, al di fuori di tali condizioni, il prosperare di attività illegali spesso a sostegno dei gruppi in conflitto.
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