L'agricoltura occupa la stragrande maggioranza della popolazione attiva. Pur dominando l'agricoltura più povera , quella di sussistenza, i i nuovi programmi di sviluppo hanno permesso una certa espansione delle colture commerciali di piantagione

Caffè

quali caffè (principale merce d'esportazione, al cui valore complessivo contribuisce per oltre il 60%), mais, tabacco, cotone, arachidi, canna da zucchero. Oltre il 40% dei prodotti agricoli destinati all'esportazione o alla lavorazione industriale è fornito da grandi aziende statali. L'arativo e le colture arborescenti coprono tuttavia appena l'11,4% della superficie territoriale, sebbene una larga porzione di terre non ancora sfruttate sia coltivabile. Ai fini del consumo locale le principali colture sono quelle cerealicole, che trovano negli altopiani della voina degà condizioni climatiche e pedologiche particolarmente adatte. Questa regione, salubre e ben coltivata, produce anche legumi, frutta, ortaggi e soprattutto il caffè; dalla quollà si ricavano invece cotone, tabacco, banane e altri prodotti tropicali, mentre la degà, saltuariamente coltivata, è nel complesso una zona destinata al pascolo. La produzione globale di cereali è assai diminuita soprattutto a causa della siccità, e ciò sottolinea drammaticamente la gravità della situazione del paese. Fra le colture prevalgono il mais, l'orzo, il miglio e il sorgo, tipici cereali africani, mentre è stato introdotto dagli Italiani il frumento. Assai diffusi sono i legumi e vari ortaggi (cipolle, pomodori, ecc.) consumati localmente come le patate, le banane, i datteri e altra frutta tropicale.

C

Cipolle

Nel complesso la produzione è assolutamente insufficiente ai fabbisogni del paese, che deve ricorrere alle importazioni e agli aiuti esteri. L'unica coltura commercialmente redditizia è il caffè, diffuso in due aree principali, il Caffa e ancor più l'Harar; nel Caffa molte piante sono spontanee, tanto che si ritiene essere il caffè originario dell'Acrocoro Etiopico. Dalla zona di Harar proviene anche il qat, le cui foglie hanno proprietà stupefacenti. Tra le colture industriali le principali sono il cotone e la canna da zucchero, quindi l'agave sisalana, il tabacco e, tra le piante oleaginose, il sesamo, le arachidi, il ricino. Il cotone proviene soprattutto dalle zone irrigue della della Rift Valley, dove esistono moderne piantagioni; la canna da zucchero è coltivata sia nelle stesse zone sia nell'estrema fascia sud-occidentale, presso il confine con il Sudan. Lo sfruttamento forestale riguarda poche aree del paese; se ne ricava però una cospicua varietà di legname oltre a essenze di alto valore commerciale.


 

Grande rilievo per l'economia etiopica ha l'allevamento bovino , di tradizioni antichissime; vi sono nel paese 31 milioni di

Cammelli

capi, che sfruttano soprattutto gli estesi spazi delle savane. In funzione dell'allevamento bovino sono stati istituiti vari moderni macelli, dislocati nelle nelle zone più ricche (di Dessiè , Gonder, ecc.). Diffusi sono anche gli ovini e i caprini; largamente impiegati per i trasporti sono i muli e gli asini, cui seguono seguono i cavalli e i dromedari. Molto elevato è altresì il numero dei volatili da cortile. Nonostante l'abbondanza di capi di bestiame, il settore zootecnico – che è il secondo per importanza dopo l'agricoltura ma che l'introduzione di moderne tecniche e la selezione delle razze renderebbero suscettibile di notevoli sviluppi – avvia all'esportazione solo le pelli: esempio macroscopico delle arcaiche forme di produzione.

 

INDIETRO