
L’Egitto presenta su più vasta scala tutti i
principali problemi che condizionano il Medio Oriente e il Sud del Mediterraneo.
Innanzi
tutto, la densità di popolazione. Negli anni ‘50 si stimava che non vi potessero
vivere più di 19 milioni di abitanti. Oggi l’Egitto conta 67 milioni di
abitanti, con un tasso di crescita annuo ufficiale del 2% concentrato quasi
interamente nel Delta e nella Valle del Nilo. Queste ultime, infatti, pur
rappresentando nel complesso solo il 3% del territorio nazionale, costituiscono
un bacino demografico a dir poco impressionante: 14 milioni di persone vivono
nell’area di El Cairo, 4 milioni in quella di Alessandria. Inoltre, il 36% degli
egiziani ha meno di 14 anni.
Persino gli ulema, i religiosi musulmani, si resero conto molto presto che
bisognava limitare la crescita demografica. Nel 1937 il gran Mufti, lo sceicco
Abdel Meguid Salim, emise un fatwa, una sentenza, in cui si affermava che il
marito o la sposa possono prendere delle misure per impedire la procreazione se
c’è il pericolo di danni alla salute della madre o se la nascita di un figlio
pone seri problemi economici e sociali al nucleo familiare”. Una decisione
rivoluzionaria per l’epoca, e forse ancora oggi, da parte di un’autorità
religiosa. Negli anni ’60 l’Egitto prese diverse misure per il controllo delle
nascite: nonostante il ritorno del conservatorismo religioso il 45-50% delle
donne egiziane ricorre a metodi contraccettivi.
Al contrario di quello che è avvenuto in Cina e in India, in Egitto la politica
di controllo delle nascite non è mai stata coercitiva, ma influenzata dal
fondamentalismo islamico. Mentre le maggiori autorità religiose di al-Azhar, è
favorevole alla pianificazione, gli integralisti hanno sempre frenato la sua
diffusione facendo leva sui costumi della società tradizionale. Il presidente
Sadat mise da parte la campagna anti-natalità, mentre l’apertura dell’Egitto al
mondo wahabita, rappresentato dalla monarchia saudita, e l’afflusso dei
petrodollari negli anni ’70 favorirono una nuova esplosione di nascite. Con
Mubarak l’Egitto è tornato alla pianificazione demografica.
L’altro problema fondamentale dello sviluppo egiziano è l’autosufficienza
idrica. Basti pensare che per produrre una tonnellata di grano servirebbero
mille metri cubi d’acqua e che oggi i paesi del Medio Oriente importano il 50%
del loro fabbisogno di grano. I principali importatori in questo mercato
internazionale dominato dagli Stati Uniti (l’85% della produzione mondiale di
grano è in mano a USA, Canada, Australia ed Europa) sono Egitto, Iran e gli
stati del Maghreb.
L’arretratezza dell’economia è testimoniata ulteriormente dl fatto che il 36%
della forza lavoro è impiegata nell’agricoltura, più di industria e turismo
messi insieme. Il mercato del lavoro è strutturalmente asfittico: ogni anno vi
entrano un milione e mezzo di nuovi giovani, per assorbire i quali sarebbe
necessario un tasso annuo di crescita del PIL pari al 7%. Il 63% dei nuovi posti
di lavoro viene generato dai capitali stranieri, che pure rappresentano solo il
2% del PIL. Nonostante questo, l’Egitto, e con esso tutti i paesi arabi,
faticano a diventare attraenti: attirano meno del 10% sul totale dei capitali
esteri assorbiti dai Paesi emergenti. Fa eccezione soltanto l’industria
dell’energia e del petrolio. Non è un caso che la principale economia della
regione sia quella saudita, primo produttore di oro nero del mondo.
In Egitto, infine, la metà delle esportazioni viene dal gas che contribuisce in
modo decisivo alle entrate valutarie insieme al turismo (4,3 miliardi di
dollari), ai diritti di passaggio nel Canale di Suez (1,9 miliardi di dollari) e
alle rimesse degli emigrati (2,9 miliardi di dollari). Quest’anno gli effetti
negativi dell’11 settembre e del conflitto arabo-israeliano comporteranno,
secondo il FMI, una caduta del 40-50% delle entrate. E questo, senza dubbio,
alimenta i già evidenti elementi di attrito con Israele. Il reddito medio pro
capite annuo israeliano è di 16.600 dollari, quello egiziano di 1.200: le
distanze non sono soltanto politiche e religiose.
|
Indietro |