Considerazioni strutturali
Valutazione critica del capitolo e osservazioni sui caratteri della conversione
La figura dell'Innominato
La figura del Cardinale
Il monologo interiore di Don
Abbondio
A) Considerazioni strutturali
La straordinaria ricchezza del
narratore Manzoni è provata dal fatto che nei personaggi del Cardinale e
dell’Innominato coesistono i tre aspetti fondamentali dei rapporti fra i
personaggi secondo il Todorov: il desiderio, la conversione l’aiuto. Anche la
“regola del passivo” secondo cui il protagonista compie ed è oggetto di
un’azione trova qui una sua applicazione. Un’altra considerazione strutturale
riguardante il capitolo è quella del carattere rappresentativo di questo, che si
contrappone al precedente di tipo eminentemente narrativo. Un’ultima nota
riguarda l’aspetto del racconto: il narratore apparentemente non sa nulla di più
del personaggio (infatti ricorre al monologo interiore per raccontare i vissuti
di Don Abbondio), mentre in realtà è sempre onnisciente.
B) Valutazione critica del capitolo e osservazioni sui caratteri della
conversione
Il capitolo è
stato variamente giudicato dalla critica; secondo il Sapegno l’incontro
Cardinale-Innominato è all’insegna della scena di edificazione, sulla scia del
sapore agiografico del capitolo precedente. Naturalmente la critica si è anche
divisa sulla questione teologica circa la conversione dell’Innominato. Le due
tesi estreme sono: la conversione è opera della grazia che opera miracoli
eccezionali secondo un imperscrutabile volere divino (Pellizzari); l’Innominato
si converte per caratteri insiti nella sua natura, per un’esigenza profonda
della sua anima, senza interventi costrittivi da parte della grazia divina (De
Sanctis, D’Ovidio, Zottoli). Altra questione critica di rilievo è l’esito
estetico dell’Innominato convertito. L’Innominato ci convinceva della potenza
tragica del suo conflitto, per la tempesta della sua anima, mentre ora lo
ritroviamo in compagnia dei curati del circondario e del Cardinale. Come non
avvertire la dissonanza? Ma il procedimento manzoniano è perfettamente coerente
alla poetica romantica, al realismo romantico manzoniano che non temeva di porre
a contatto situazioni contrastanti. E qui i poli di questo contrasto drammatico
sono proprio le figure del Cardinale e dell’Innominato.
C) La figura dell’Innominato
L’Innominato trova
nell’incontro con il Cardinale la legittimazione intellettuale e la definitiva
razionalizzazione della sua conversione. L’Innominato attraverso un pianto
liberatore si libera definitivamente dal tormento che l’aveva portato alla
conversione e trova la forza di tradurre in opera e in azioni la sua nuova anima
illuminata dal bene. L’Innominato resterà anche da convertito un uomo d’azione,
fare del bene nel concreto sarà la sua nuova missione.
D) La figura del Cardinale
Il Cardinale non è impaurito
dall’incontro con l’Innominato ma, al contrario, è felice di incontrarlo.
Le tesi sostenute dal Cardinale non farebbero presa su uno
spirito raziocinante ma sono adatte all’anima dell’Innominato e anzi ricche di
risvolti fini e animate da quell’ingenuità di cuore e da quella gioia tipiche di
grandi fedi.
D’altra parte il Cardinale, al contrario dell’Innominato, è
una persona sin da giovane predestinata alla Grazia e per questo assolutamente
privo di tormenti o dubbi.
Le loro due vite, sebbene estremamente diverse, risultano
unite in un atto di volontà religiosa, nel nome di Dio.
E) Il monologo interiore
di Don Abbondio
Don Abbondio viene introdotto in
un clima di nobiltà e altezza d’animo che si dovrebbe definire tragica se non
giungesse ad un buon fine, con la funzione di alleggerirne la tragicità. Infatti la sua figura è intrisa di povertà morale e di
egoismo che il Manzoni non indugia a sottolineare: in particolare nel suo
monologo interiore dove Don Abbondio pone sulla stessa graduatoria di
seccatori Don Rodrigo, l’Innominato e il Cardinale.