La tragedia cristiana del romanzo
Il capitolo trentaseiesimo, narrando dell’incontro tra Renzo e Lucia, tratta il tema della ricerca che si adempie e vede anche la ricomparsa di Fra Cristoforo, che, portando così a termine la sua funzione all’interno del romanzo, abbatte l’ultimo e più insidioso ostacolo alla coronazione del sogno d’amore dei suoi protetti: il voto di Lucia.
Cristoforo, alla conclusione del suo compito, riconduce Renzo sulla retta via sia figurata che materiale (“la strada di mezzo” del lazzaretto-labirinto); e gli indica lo scopo finale della vita umana, basato sul principio cristiano che vede questa come una fase di transito per giungere nel luogo in cui i giusti hanno la loro vera patria: il regno dei cieli.
Lucia torna ad essere un personaggio centrale: è dipinta quasi come un’immacolata ancella del signore docile al suo volere, le cui parole sono una traslazione popolare del messaggio evangelico che invita a non angustiarsi nel pensare a cosa ne sarà del domani.
Come dice Pietro Fossi nel suo saggio “La Lucia del Manzoni”: Lucia, sull’esempio della vergine, è simbolo di umiltà e purezza e strumento della provvidenza, tramite cui Dio mostra i miracoli della sua potenza.
Renzo, che attraverso gravi travagli ha quasi raggiunto la soglia della sapienza. È un uomo disposto al bene, ma bisognoso di una guida, che ritrova in padre Cristoforo.
Cristoforo attinge da Dio sia la forza di superare il suo delittuoso passato, sia l’energia necessaria a portare alla salvezza tanto l’anima di Renzo quanto quella di Don Rodrigo, diventando così elemento di mediazione tra regno terreno e regno dei cieli.
Dopo aver riunito i due promessi è in seguito destinato a scomparire dalla scena, affinché la
sua funzione di “salvatore” di un popolo sofferente venga evidenziata: si avvia dunque verso
la morte, che lo coglierà tra breve.
La tragedia cristiana del romanzo è questa: il singolo diviene simbolo del patire di tutti, richiamando su di sé la luce della predilezione divina data dall’analogia col Cristo.
L’azione tragica è resa non tanto dalla propensione verso questo genere letterario, ma dalla rappresentazione poetica, che ha il suo apice nell’addio di Fra Cristoforo.
All’inizio del capitolo ci viene mostrata la cappella situata al centro del lazzaretto, punto di partenza della ricerca finale di Renzo. In questo luogo compare anche Padre Felice, definito da Cesare Angelini un frate diverso da tutti gli altri e probabilmente il più alto.
Mentre infatti Fra Cristoforo è il “profeta disarmato”, che appartiene ad una vita terrena intesa come lotta e spesso sconfitta, Padre Felice è il “mirabile frate”, incarnazione della carità, che come uno splendente angelo sempre pronto ad agire fa già parte del Paradiso.
La scena finale del ricongiungimento dei due protagonisti è accompagnato da un moto generale: anche la natura lo affianca costantemente animandolo con suoni, colori e voci in ogni momento del suo sviluppo fino alla soluzione finale.